Sono inzuppata nel tempo.
Nel tempo molle di chi non mi appartiene. Nel tempo rapido che cerca di inghiottirmi con bocca famelica che teme carestia.
Tra le persone è un fatto di scansioni e ritmi, di cesure oltre ogni intendimento.
Negoziati sul tempo.
E’ così che si fabbrica il senso, nella corrispondenza tra la densità interna e il suo lato misurabile, all’esterno. Oggettivo.
L’appartenenza è sferica, in ogni punto il centro equidistante dalla superficie.
Puoi scandirmi i secondi con quel ritmare di labbra o sospendermi al limite di un’ora morta che fatica a passare.
In ogni caso resto sola.
L’assenza di sincronia ha qualcosa del furto. O del suo opposto: la dimenticanza.
Sono morta. Un giorno che sono morta tra le tue braccia, o braccia d’altri.
In quella perfetta sospensione del tempo, istantanea.
Vorrei vivere e morire così, in un tempo condiviso.
Senza rintocchi.
